L’AMPOLLA DEL DIAVOLO E L’USO DI LIBRI PROIBITI FRA LE ANTICHE STORIE DI CAGLIARI

Manuela Sanna

Cagliari, agosto 1718. Il sole cocente, che ha permesso il surriscaldamento delle stanze adibite a tribunale della Santa Inquisizione, non aiuta il nostro inserviente intento a far ordine fra le scartoffie rimaste delle ultime inchieste del Sant’Uffizio. Fra queste carte, c’è un'inchiesta a carico di un ventisettenne non qualunque che fece scalpore e alimentato i chiacchiericci del quartiere per tutti i mesi successivi: Pietro Demontis, sacerdote della parrocchia di San Giacomo in Villanova e cappellano della Confraternita delle anime del Purgatorio. La sua accusa? Di aver utilizzato numerose pratiche magiche proibite finalizzate all'asservimento del diavolo.


Secondo l'inchiesta e gli interrogatori successivi (i cui atti sono conservati presso l'Archivio Storico Diocesano di Cagliari) il sacerdote, con l'aiuto di un documento ritrovato poi in suo possesso, avrebbe evocato nottetempo nella piazza di San Giacomo, in prossimità dei due oratori, il diavolo Asmodeo per fornirgli utili indicazioni al ritrovamento del tesoro nascosto nelle viscere del castello di San Michele. La ricerca del famigerato tesoro era avvenuta tramite un rito denominato ”anforomanzia" o "idromanzia”. Vediamo in cosa consisteva. Innanzitutto la scelta del luogo non era mai casuale, ma forte di conoscenze ben articolate di forze e magie atte ad ampliare il potere dell’invocazione. Ci si inginocchiava davanti ad una ampolla d’acqua posta sopra i paramenti (tessuti liturgici) e con la recitazione di un preciso formulario, si invocava lo spirito maligno e lo si rinchiudeva nell'ampolla per assoggettarlo e servirsi del suo sapere. Il prelato, sotto tortura, raccontò nei dettagli  numerose cerimonie di caccia al tesoro che si svolsero in compagnia di più persone, tra le quali spicca un giovane sensitivo di quindici anni che pare avesse particolari doti nel percepire con chiarezza le anime dei defunti e i demoni evocati dal cappellano.Se il sacerdote avesse infine trovato il forziere non ci è dato sapere poiché morì sotto le torture del boia inquisitoriale. Neppure i testimoni, ai quali vennero inflitte punizioni lievi in virtù della loro piena collaborazione alle indagini, riuscirono a dare notizie certe sul ritrovamento del tesoro.

Da quel che si racconta tra i vecchi del quartiere di Villanova, il fantasma di Don Pietro Demontis, incurante di tutto ciò che lo circonda, vaga ancora ogni tanto fuori dal piccolo edificio sacro in cerca di qualcosa, di un oggetto particolare.

Incuriosisce il fatto che alcuni dei manoscritti utilizzati in passato per la ricerca di questi tesori, recuperati ed arrivati sino a noi grazie al tribunale inquisitoriale, mescolavano rituali esorcistici della Chiesa con pratiche magico-popolari più antiche! Tra questi scritti, ritrovato nei documenti della diocesi di Cagliari, ne compare uno di tredici pagine, in cui viene descritta la procedura per la celebrazione del rito “dell’Angelo Bianco”, quello proprio utilizzato dal nostro povero sacerdote.


Tra questi libri vietati dalla Chiesa, ricordiamo:
– La Clavicula Salominis
– Il Flagellum Darmonum
– L'Heptameron seu elementa magica   
– Il Circulus Aureus

Si tratta di una selezione di testi pratici di magia cerimoniale che nel corso dei secoli avevano la funzione di porre l'operatore in contatto con entità dotate di poteri straordinari, suscettibili di essere impiegati a vantaggio del praticante. I sistemi per stabilire e "controllare" tale contatto venivano spiegati nei vari grimori esistenti. Questi contenevano diverse procedure di rituali, con nomi, sigilli, poteri dell'entità, formule, talvolta pentacoli e tutti quei supporti ben necessari a far scorrere liscia l'invocazione! Sorprendente è la lettura di alcuni testi similari di derivazione antica che, figli dei propri tempi, sostituivano il concetto di "entità" (demoniaca) con quello di "divinità". Pensiamo ad esempio al "Rituale Mithriaco" contenuto in un papiro conservato alla Bibliothèque Nationale di Parigi, risalente al IV secolo. In esso è presente una operazione teurgica che evoca una divinità solare, mediante il cui intervento l'operatore attua in sé stesso l'autorealizzazione della trascendenza, diventando partecipe del divino che ha in sè. Il che ci dà la misura del valore e dell'interesse attribuiti a cerimonie e rituali che, liberi dalla condanna sistematica e demonio maniacale isterica di troppi zelanti figli di padri di santa madre chiesa, furono promotori di periodi storici non sempre ostili a tali materie.

 Erano tempi in cui la parola rito rievocava suoni, simboli e reminiscenze rivelatrici di un immaginario ancestrale ma pur sempre ben presente nel tessuto spirituale dell'uomo. Quel tessuto che ha in sé il seme della conoscenza; specialmente se guardiamo alcuni di questi rituali nell'ottica della finalità di sviluppo e potenziamento di quelle capacità latenti del cosiddetto "corpo sottile". Pensiamo ad esempio a quella inerente la proiezione volontaria di forza magnetica, o se vogliamo chiamarla in termini alchemici, di quella essenza fluidica che opera verso l'esterno. La conoscenza del Magnetismo Personale e l’arte di ottimizzarlo, è materia antica. Assorbire e  proiettare sono termini immancabili quando si parla di Magnetismo, sia in senso lato che terapeutico. Oggigiorno il discorso si è impoverito mettendo l’accento nel caso della proiettività su caratteristiche d’influenza sul mondo circostante, e nel potere di attrazione su quelle di ricezione ed introspezione. La provenienza specifica di questa energia è forse l'unico viaggio gratificante di scoperta che ogni aspirante ermeneuta dovrà coltivare dentro di sé e percorrere. Ogni viaggiatore dovrà superare gli insidiosi labirinti dell'ego e tenere ben presente che tutti i possibili contatti con l'invisibile e le eventuali manifestazioni di doni, non sono una meta, ma una semplice conferma lungo il ben più importante tragitto di conoscenza e conquista del "Vello d'Oro", ovvero, di quella realtà interiore luminosa e creatrice che annuncia, con "l'Hermes alato" dei testi ermetici, l'apparizione del nume e l'inizio dell'integrazione dell'essere nella libertà realizzante.Occorre soltanto un po’ di tecnica, per poter cooperare fruttuosamente con queste nostre “ali” psichiche.

 

La formula più adatta per rendere fruibile un concetto millenario, reso troppo spesso inaccessibile da barriere lessicali e culturali, bè, spetta solo a te scoprirla! 

È là, sotto la crosta materiale della vita, ti accompagna da sempre. E forse occorre dare ogni tanto una bella pulita ai filtri che scegliamo di porre ogni volta davanti alla nostra molteplice visione del mondo.



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