L’ULIVO MILLENARIO SA REINA: UN RICHIAMO ANTICO

Manuela Sanna Natura chiama

L’olio prodotto dai suoi frutti fu impiegato per nutrire, curare, profumare e illuminare le ore più buie di chissà quante generazioni di uomini. È chiamata Sa Reina (in sardo "la regina"), non è difficile capire il perché. I suoi 900 anni sono ben visibili nella maestosità del tronco che si contorce robusto e nodoso, protetto dalla folta e vaporosa chioma sempre verde, resistente e longeva, adatta a sopportare la siccità estiva e i forti venti di maestrale. Si vocifera che occorrono 16 persone per abbracciare la sua circonferenza intera. Questa pianta non è una pianta qualsiasi. È materia viva che sa parlare della vita, sa nascondere significati e immagini antiche; è un sentimento, il più mediterraneo, solare e resistente dei legami fra i popoli. Ha la forza di una regina che non si piega. Non è mai schiava delle sue ferite. È complessità risolta: tronco fiero e contorto e rami che sciolgono i nodi e rendono grazie al cielo. Quante voci, canti, pensieri ed emozioni avrà accolto nei secoli questa casa sospesa. Il bello è che ancora oggi puoi respirarne la grandezza. 

Una semplice carezza furtiva per sfiorare la sinuosità dei mille profili che spuntano dal tronco oppure aprirsi a un contatto più diretto, più avvolgente. Ogni gesto può regalare una forma di conoscenza sensoriale che va oltre il valore simbolico ed etico, è un’arricchimento della sfera emozionale. Sa Reina è il simbolo di una bellezza pura e autentica che tutti, non solo poeti e letterati, possono catturare. Basterebbe davvero concedersi pochi minuti ai suoi piedi ed ascoltare, respirare quell’aria così ricca di ioni negativi di ossigeno, così benefica per la salute delle persone. Fossimo ad Hogwarts ci sarebbero file di piccoli maghi esordienti pronti ad imparare come rendere efficace una boccata d’aria per aiutare a stimolare e armonizzare i processi vitali e la sfera psichica e emozionale. Follia? Chissà... Anticamente i grandi alberi erano, non a caso, luoghi di guarigione e di preghiera. I loro rami intrecciavano continuamente il tempo della storia e quello del mito. Ad ogni incontro, un tesoro ed un racconto. Una cosa è certa, miei cari aspiranti maghi o tenaci profani: è attraverso il contatto che iniziamo a sentire meglio la vitalità di cui è carica la linfa di ogni albero che ci chiama. C’è chi la chiama energia, spirito del bosco, fonte battesimale di scoperta, chi la lega al respiro della Terra. Ma è davvero così importante dargli un nome? Non importa come vivrai l’incontro con l’ulivo maestoso delle origini e cosa sceglierai di far nascere o meno, concediti tutto il tempo necessario per goderti appieno quel momento. Gioca, sperimenta le piccole cose e fai arretrare di poco il margine del finito, che per molte ore rischiara! Fare proprio ciò che il pittore Georges Braque affermava: “c‘è una sola cosa che valga in arte, quella che non si può spiegare.”

DOVE POTER INCONTRARE SA REINA: All’interno dell’oasi denominata "S'ortu mannu" (il grande orto) che si estende in un'area di circa 13 ettari, ai piedi dei resti del castello di Gioiosa Guardia, nella compagna di Villamassargia. Si tratta di un bosco ricoperto di oltre 700 ulivi plurisecolari “parlanti”, innestati fra il 1300 e il 1600. Lungo questi tronchi è scolpita la storia personale e, al tempo stesso, collettiva delle famiglie di Villamassargia. Storie di generazioni solidificate nelle astratte geometrie dei tronchi cresciuti su se stessi, strato dopo strato, secolo dopo secolo, esistenza dopo esistenza. Anche se oggi “S’Ortu Mannu” è di proprietà del comune, ognuno dei suoi ulivi è stato dato in affidamento per 99 anni alla famiglia che ne era un tempo proprietaria. È questa una delle tante magie del luogo. Immergersi in questo percorso è ripercorrere la storia di un popolo. Ogni ulivo si porta dentro i profili dei suoi migliaia di custodi. È un po’ come cercare quel tempio perduto che, probabilmente, avremmo da sempre tenuto innanzi, senza che mai ce ne accorgessimo. “Se riesci a scorgere un solo profilo su queste piante, è troppo poco”, ti dicono i vecchi saggi.

Forse l’ulivo è anche questo, una sfida a proseguirne il racconto.



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