LA DIMORA DELLA JANA DI GORROPU

Manuela Sanna Oltre la Leggenda

 

I fenomeni carsici hanno modellato nel corso dei millenni la roccia calcarea dando luogo ad uno degli angoli più belli e fiabeschi del Supramonte scelto dal regista nuorese Salvatore Mereu per una scena del film "Ballo a tre passi". Nulla sembra turbare l’equilibrio immobile di questo luogo e la civiltà è solo un ricordo. La roccia pare piegata come un drappo di tessuto plissettato. È l’acqua, che ha scavato per millenni il guscio duro della terra, l’artista creatrice di questo capolavoro. Qui sguazza da millenni il geotritone Speleomantes supramontis, piccolo anfibio molto raro che, assieme all’euprotto, sono le uniche specie di vertebrati appartenenti all’antica fauna continentale terziaria. Per la Sardegna sono riconosciute cinque specie distinte di geotritone sardo, originatesi per isolamento geografico.    La sua pelle appare sempre umida, respira con essa. È un animale lucifugo, evita cioè la luce, rimanendo nascosto negli anfranti e nelle grotte. Durante l'autunno e la primavera esce dal suo habitat sotterraneo e bazzica allegro nelle vicinanze. Mai troppo lontano! La sua vita è, infatti, legata ad un alto valore di umidità, 80-90%. È proprio per questa sua caratteristica che viene chiamato in sardo dagli abitanti del luogo " aligrèstru de abba", lucertola d'acqua.

 

Questo luogo fu la dimora di un’altra creatura, seppur leggendaria: Urtaddala, una jana di una bellezza ineguagliabile. Ogni mattina usciva da una grotta segreta per raggiungere una radura circondata da un bosco di lecci. Qui sedeva su uno sgabello e si metteva a tessere stoffe di lana impalpabile su un telaio d'oro. Con sé portava un cagnolino che abbaiava tre volte quando qualcuno si avvicinava e, a quell'avvertimento, Urtaddala, raccoglieva rapidamente le sue cose e spariva. Talvolta i pastori la vedevano cavalcare in lontananza attraverso boschi e valli in groppa a un cavallo bianco, così lucido da sembrare d'argento. Chi provava a seguirne le tracce si perdeva: sul terreno le orme del cavallo indicavano sempre una direzione diversa da quella verso cui era stata vista dirigersi. La jana, infatti, era solita ferrare astutamente gli zoccoli del suo cavallo al contrario. Numerosi furono i suoi avvistamenti all'alba nella zona detta “ de s' Iscusorju” (il tesoro) dove spariva e non la si vedeva più fino al tramonto.

I pastori avevano sempre sentito parlare di un immenso tesoro portato dall'Oriente e nascosto nei pressi di Pischina 'e Urtaddala, lo specchio d'acqua ritenuto un pozzo senza fondo, ma sapevano che solo un'anima innocente avrebbe potuto trovarlo. Un giorno due pastori, decisi a impadronirsi delle immense ricchezze celate a Gorropu, portarono nel loro ovile a Sedda ar Baccas i loro due bimbi di sette e otto anni. Prima dell'alba li svegliarono per condurli nella zona de s' Iscusorju, assieme a un agnellino e a un capretto candidi come la neve, raccomandando loro di non temere qualunque cosa avessero veduto. «Se doveste incontrare una bella signora donatele l'agnello e il capretto e chiedetele in cambio il suo telaio d'oro». Queste furono le raccomandazioni impartite ai due baldi esploratori. Detto ciò abbandonarono i bimbi nel bosco e attesero. I bambini giocarono a lungo in questi luoghi, finché non comparve il cagnolino della jana che non abbaiò e si unì ai giochi spensierati. Presto comparve anche Urtaddala e i bambini restarono abbagliati dalla sua bellezza. Era alta, tutta bianca e, nonostante avesse il viso fresco di una fanciulla, anche i suoi capelli erano bianchi anch'essi. In cima alla sua fronte un gioiello brillava come una stella. Rimasero come incantati. Non si dimenticarono però della loro missione, e offrirono l'agnellino e il capretto in cambio del telaio della splendida jana. «Se solo lo toccaste» disse loro la jana « si trasformerebbe immediatamente in un telaio di legno. Vi darò, però, qualcos'altro». Scomparve per un istante e tornò con una pentola colma di monete d'oro, raccomandando loro di non dire a nessuno come le avessero avute. Prese con sé l'agnello e il capretto, seguita dal cagnolino e, da quel giorno, nessuno la vide più. 

 

 

Il tema del “ S' Iscusórgiu” , tesoro in lingua sarda, non è nuovo ai racconti popolari, ricchissimi di episodi legati a tesori custoditi nelle viscere della terra, nei sotterranei di qualche maniero, nei pressi di un monastero o antichi monumenti preistorici. Molti racconti dalle sfumature più arcaiche sono ricchi di elementi salienti, di moniti e racchiudono un sapere antico fatto di attese, di superamenti di inganni, di astuzie, di occasioni da prendere al volo prima che si trasformino in carbone. Ricchezze enormi sono sempre custodite da “guardiani” soprannaturali: spiriti demandati alla consegna del tesoro, folletti, janas, esseri fantastici poco propensi a cederli senza un tornaconto che incarnano aspetti molto più reali di quel che si possa immaginare. La ricerca è tutta rischi, trabocchetti, prove, tentazioni, ma offre grandi ricompense: se non affrontiamo il viaggio non avremo mai l'opportunità di contattare la parte più autentica e profonda del nostro essere.

Il Viaggio è il richiamo verso la scoperta di un mondo che sappiamo esistere al di là delle apparenze e delle convenzioni sociali.         Ogni viaggio è unico; ognuno segue un sentiero, una via, ma la traccia del viaggio è archetipica, proprio come l'esperienza dell'impadronirsi del tesoro. Quello archetipico  che dimora sì nelle profondità, ma di noi stessi; che aspetta di essere portato alla luce. L'eroe deve pur essere disposto a discendere nella grotta per affrontare le proprie paure, perché è lì che si trova il tesoro: la ricompensa per il coraggio di aver intrapeso il cammino e di aver affrontato l'ombra. È il recupero dei nostri talenti, la consapevolezza delle nostre capacità e del nostro potere, lo strumento per riconquistare il regno e il nostro trono. 
Il regno è la nostra vita, qualunque essa sia, e noi dobbiamo diventarne re e regine, padroni, comandanti e gestori, assumendocene tutta la responsabilità. D'altronde si sa, ogni verità manifesta è stata dapprima una verità nascosta e il criterio di verità c'è se convince quella parte di te che puoi imparare ad avere solo essendola. Quindi, non mi resta che augurarti buon viaggio di scoperta!

 

Se vuoi vivere le magie di questo territorio unico dai pure un’occhiata alla nostra esperienza dedicata ricca di gioco, buon cibo e scoperta: la Dimora della Jana di Gorropu 

 

 



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  • Federica Ventura il

    Grazie per la tua capacità di riuscire a catapultare la mia anima in questi posti meragigliosi


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