LA FINE DELL’ANNO E LA TRADIZIONE DE “SA CANDELARIA”

Manuela Sanna Storia e Tradizione

 

Le giornate che precedono il capodanno ad Orgosolo sono scandite dal tempo lento e laborioso di gesti antichi: mani sapienti impastano e dosano con arte e pazienza farina, acqua e lievito madre, profumi e aromi intrisi di attimi e frammenti di ricordi e vita vissuta. Piccoli dischi di pane vengono lasciati riposare così tra teli di lino e orditi di lana e cotone. Ogni telo racconta non solo un territorio ma una famiglia, indossa una storia: un rombo tra due sottili righe rosse che seguono un intero lato, una sola riga azzurra oppure iniziali ricamate di rosso, bastava una piccola aggiunta in un preciso angolo per riconoscerle e distinguerle quando il pane veniva portato al forno e poi ripreso dopo la cottura. Incredibile pensare che un singolo pezzetto di pane e un tessuto possano tingersi di memoria, sorrisi, sospiri, socialità partecipata e buon cuore.

Prima della cottura sul pane viene inciso una croce per tutto il suo diametro, segno che verrà poi ripercorso dalla rotella per dividerlo nettamente in quattro spicchi uguali. Una volta sfornato e spazzolato per bene viene ordinato a strati nelle “corbule”, i cestini intrecciati a mano. Ultimati i preparativi, tutto è pronto per il momento solenne.
Il 31 dicembre per la comunità è, infatti, un giorno speciale: già dalle prime ore del mattino le strade prendono vita con un via vai continuo di bambini festosi che, muniti di “sacchettas” (capienti federe bianche), si affrettano di casa in casa a bussare e intonare sugli uscì delle porte aperte un cantilenante “a nolla dasez sa Candelaria?” (Ovvero “ce la date la Candelaria?”). Ad attenderli e rispondere a suon di caramelle, dolcetti, frutta, qualche soldino e l’immancabile “su cocone” di questa tradizione (un quarto del pane morbido e fragrante chiamato “Sa Tundina”), ci sono le padrone di casa pronte a riempire ogni sacca bianca tesa. I bambini che possono partecipare alla questua hanno un’età compresa tra i 4 e 12 anni, una fascia racchiusa da due età che nell’antichità rappresentavano due distinti momenti di passaggio: la prima sancisce l’acquisizione dell’autonomia motoria extra famigliare e rappresenta il passaggio dalla prima infanzia alla fanciullezza; la seconda ne segna la fine e avvia la fase adolescenziale. Nessuna scelta avveniva dunque per caso ma in perfetta armonia con i ritmi naturali sanciti nel tempo.

Oggigiorno, a quanto ci racconta un amico e pastore del paese, i dolcetti strepitosi della tradizione stanno via via sparendo nei conteggi del ricavato all’interno delle “sacchettas” e sta salendo in modo preoccupante l’incremento di biscotti friabili preconfezionati di una nota marca industriale. Insomma, briciole di “Bucaneve” stanno invadendo le federe della tradizione! Ah, i poteri e gli scempi della globalizzazione!
Questa tradizione conosciuta come “Sa Candelaria” ha un secondo tempo che vede come protagonisti richiedenti gli adulti che, al tramonto del sole, saltellano fino all’alba del giorno successivo, a turno, tra le case dei novelli sposi dell’anno che sta per terminare intonando canzoni per chiedere “su cocone”e un buon bicchiere di vino per aiutare meglio a buttare giù il pane per la gola! Non male per chiudere l’anno in bellezza, eh?
E pensare che questa tradizione, nata in origine per aiutare i meno abbienti in difficoltà e che si è volutamente estesa a tutti gli abitanti per non far trovare a disagio la persona in necessità, ha richiami ancora più antichi legati al senso di comunità. Le calende erano antiche processioni festose che celebravano il primo gennaio tra canti e doni gioiosi.
Un plauso ad Orgosolo e la sua gente che ha mantenuto e fatto propria con sfumature uniche una tradizione così ricca di serenità e buon cuore!

 

Potrai gustare “Su cocone” in tutta la sua soffice morbidezza nelle nostre esperienze presenti in questo territorio unico: “A spasso con l’asino” - “Donne di Orgosolo tra mito e racconto” - “A spasso col pastore”



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